Autore: Giovanna

  • Gospel di Natale

    Gospel di Natale

    Si è tenuto sabato 23 novembre 2024, presso il teatro della Parrocchia del SS Nome di Maria a Torino, la prima delle iniziative natalizie di raccolta fondi per le nostre missioni in India.

    L’Anno Domini Gospel Choir, coro torinese di musica Gospel fondato nel 1993 dal suo attuale direttore, Aurelio Pitino, ha fatto risuonare inni e lodi a Dio per oltre un’ora e mezza di concerto.

    Introducendo la serata, Patrizia Bianconi, presidente di SOS India, ha raccontato dell’ultimo viaggio missionario conclusosi solo da una settimana: le emozioni, i sorrisi e i ricordi, ancora ben impressi nella sua mente, sono stati un’occasione per tutti gli spettatori per ascoltare un resoconto inedito del viaggio, arricchito anche dall’esperienza di un’altra partecipante laica che ha aggiunto le sue impressioni a caldo.

    Un video ha dunque introdotto la serata di musica: in una rapida carrellata sono state mostrate immagini delle periferie, delle baraccopoli, ma anche di Jesu Ashram, del lebbrosario, dell’ospedale, unite a quelle della scuola per i bambini e della formazione professionale per le giovani infermiere, fino a giungere al messaggio speciale registrato da Padre Julius per tutti i benefattori.

    Dopo questo momento di condivisione, i 200 astanti hanno potuto ascoltare le canzoni, composte dal coro, godendo di una bella serata di musica, il cui ricavato è stato totalmente devoluto alla nostra associazione.

  • Community Hall – Casa della comunità

    Community Hall – Casa della comunità

    Con il progetto Community Hall, Casa della comunità, SoS India vuole promuovere la creazione di un luogo sicuro e confortevole in cui la gente che abita i villaggi più isolati e sprovvisti di ogni sostegno socio-economico, possa creare comunità e trovare al proprio interno le capacità per dare soluzioni ai propri problemi; possa incontrarsi e vivere insieme momenti di socialità, di cura, di formazione, di preghiera, di amicizia e di svago.

    Finora SoS India insieme ai suoi benefattori ha contribuito alla costruzione e all’avvio di ben dieci Case della comunità. Altre ne vorremmo costruire, in stretta sintonia con gli abitanti dei villaggi, perché siamo consapevoli che solo dando concretezza al senso di comunità, che per queste popolazioni è spontaneo e naturale, si potrà dare risposte adeguate ai bisogni della gente.

    Attraverso l’azione comune e condivisa lo spirito di comunità può rinsaldarsi, prosperare, rinvigorirsi e darsi nuove mete. Saranno proprio questi spazi comunitari, voluti dalla gente, che potranno di volta in volta diventare scuola, ambulatorio, dispensario, sala riunioni e anche luogo di culto.

    Spazi polifunzionali molto accoglienti sono già stati realizzati in dieci villaggi, la voce si è sparsa al punto che altri villaggi hanno chiesto a SoS India il sostegno per avere anche loro una Casa della comunità.

    Sostieni SoS India in questa impresa. Una comunità intera ti sarà riconoscente. Potrai dare uno strumento per cambiare in meglio la vita di tante persone.

  • Agricoltura, progetto di vita

    Agricoltura, progetto di vita

    La pandemia da Covid-19 ha radicalizzato le povertà e concentrato ulteriormente le ricchezze nelle mani di pochi.

    Sos India e i gesuiti della Provincia di Darjeeling stanno costituendo alcune cooperative, Agricoltura, progetto di vita, per combattere le povertà che colpiscono la popolazione del Jalpaiguri e dei 10 villaggi di Lankapara, Dharnipur, Nowghat, Bamandaga, Bamandaga Hati Line, Gairkata Basa, Hindupara Tea, Hindupara Line, Barogharia Basti, Prabhat Tara.

    Il direttore è riuscito a ottenere dalle autorità governative indiane l’assegnazione di alcuni ettari di terra, ora incolti, da mettere a coltivazione con l’obiettivo di costituire alcune cooperative che creino lavoro nell’ambito di un’agricoltura sostenibile e di sussistenza coinvolgendo soprattutto i giovani, le donne e i padri di famiglia.

    Il progetto prevede l’acquisto di un trattore, di alcune macchine agricole e l’acquisto di un anno di sementi.

    Si coltiveranno riso, mais, patate, legumi e ortaggi, base dell’alimentazione locale.

    Tutti i partecipanti al progetto saranno coinvolti in preliminari attività formative specifiche, tenute da esperti del settore, che mireranno a promuovere la produttività e la qualità di coltivazioni sostenibili, risultato di un lavoro cooperativistico e di mutuo aiuto.

    A ciascuna famiglia coinvolta sarà assegnato il 30-40% del raccolto, mentre il rimanente 60% sarà venduto e i relativi proventi andranno in parte alle famiglie e in parte utilizzati in nuovi progetti agricoli.

    Dopo un anno di finanziamento il progetto potrà auto-sostenersi, come si è visto in analoghe esperienze.

    Chi ne beneficia

    • n. 10 villaggi – 1500 famiglie, 7500 persone

    Chi finanzia il progetto

    • Il progetto si finanzierà ricorrendo a donazioni private e alla collaborazione del Gruppo Missionario della Parrocchia SS. Nome di Maria.
  • Pozzi per l’acqua

    Pozzi per l’acqua

    La penuria di acqua potabile è il flagello che colpisce molte terre e popolazioni del West Bengal indiano.

    Si tratta di comunità rurali dell’interno, che appartengono in prevalenza alle etnie santhal e adivasi, spesso emarginate, dimenticate e che presentano alcune caratteristiche comuni: migrazioni, estrema povertà, sfruttamento da latifondo, assenza di tutele e di diritti.

    L’economia della zona dipende molto dalle piantagioni di tè, che attuano in regime di monopolio occupazionale, e risente in misura crescente dei cambiamenti climatici con calamità naturali, inondazioni e lunghi periodi di siccità.

    La maggior parte degli adulti è analfabeta, i ragazzi e le ragazze studiano fino al livello primario per poi essere occupati, le ragazze, come donne tuttofare nelle famiglie, e i ragazzi, come tiratori di risciò, braccianti agricoli giornalieri, etc.

    La ricerca di acqua potabile obbliga a percorrere chilometri e chilometri di strada. Un compito per lo più affidato alle donne e alle bambine. Queste ultime, invece di andare a scuola, devono svolgere i lavori domestici e prendersi cura dei fratelli. L’assenza o la cattiva qualità dell’acqua è anche la causa dell’elevata mortalità infantile e di una scolarità molto bassa.

    Per rispondere a questo primario bisogno SoS India, in collaborazione con le comunità locali, con i missionari presenti in quelle terre e grazie alla generosità di diversi sostenitori e benefattori, quali Novara Center, Cuore Amico di Brescia, la Conferenza Episcopale Italiana e numerose donazioni private, ogni anno può offrire alla gestione delle comunità locali tanti pozzi che forniscono abbondante acqua potabile e la speranza di una vita migliore.

    Con il tuo aiuto potremo fare molto di più. Contiamo su di te.


    Progetti in corso

  • Viaggio in India 2023

    Viaggio in India 2023

    Il 9 giugno 2023 la presidente di SoS India, Patrizia Bianconi, si è recata in India con alcuni amici dell’Associazione per visitare alcuni progetti e inaugurarne altri realizzati grazie al generoso sostegno di benefattori privati e associativi.

    Patrizia Bianconi era accompagnata dal presidente dell’Associazione Giobbe di Torino, Giuliano De Santis, e da due sorelle della Fraternità Evangeli Gaudium di Torino, sr. Katia e sr. Raffaella, con cui da tempo SoS  ha stabilito sinergie e collaborazioni.

    Seppur breve, la visita è stata particolarmente intensa, ricca di incontri, di nuove progettazioni e di sempre stimolanti esperienze con gli amici indiani.

    La scintillante e al contempo grigia Nuova Delhi ci ha colpiti e resi sgomenti anche questa volta con la sua grande ricchezza che fa da contrappunto ad altrettante immense povertà e miserie.

    Gli sperduti villaggi adivasi dell’interno fatti di povertà e abitati da braccianti sfruttati nella coltivazione del tè (i cosiddetti tea gardens), piantagioni che costellano questo meraviglioso paesaggio ondulato del Darjeeling. Abitazioni fatte di niente in cui regna il duro lavoro di donne, uomini e bambini che a malapena riescono a portare a casa poco più di un euro al giorno. Unica consolazione la piccola scuola del villaggio, frutto molto spesso delle fatiche di SoS india e dei suoi sostenitori.

    La cittadella della salute di Jesu Ashram con il suo carico di dolore e di sofferenza alleviato però dalle cure amorevoli che tanti ammalati di tubercolosi, del morbo di Hansen, di Hiv/Aids ricevono gratuitamente. Sempre a Jesu Ashram la scuola di formazione delle infermiere che prepara ogni anno una quindicina di professionisti della salute che vanno ad impegnarsi negli ospedali e sul territorio.

    La visita a scuole che contano dagli 800 ai 1.200 alunni, con classi di 60 bambini… Tanti bambini, vivaci e intelligenti, con una grande voglia di imparare e di migliorare il loro grande paese.

    A Calcutta, la città della gioia e della sofferenza, abbiamo fatto visita alla Casa di Madre Teresa ove abbiamo celebrato la messa con l’arcivescovo Mons. Thomas DSouza e con Padre Dominic Gomes.

    Sempre a Calcutta siamo entrati nella nauseabonda discarica di immondizia di Bagar in cui vivono famiglie e bambini che per sbarcare il lunario raccattano, da quelle montagne fetide e pericolose, qualcosa da vendere per sopravvivere. Nella discarica un padre salesiano, Fr. Mattew, aiuta in qualche modo questa umanità dimenticata e spesso neppure registrata all’anagrafe. Il missionario incoraggia anche economicamente i genitori a lasciare andare a scuola i loro figli. Solo dall’educazione, infatti, vi potrà nascere riscatto e nuova umanità.

  • Costruzione di cinque casette con annesso un pozzo

    Costruzione di cinque casette con annesso un pozzo

    Dal morbo di Hansen si può guarire, ma la guarigione non elimina lo stigma delle conseguenti mutilazioni che spesso portano la famiglia ad abbandonare il malato per strada o, nel migliore dei casi, al lebbrosario.

    Negli anni, la direzione di Jesu Ashram, per accogliere queste persone aveva costruito dei piccoli rifugi di legno ormai fatiscenti. In occasione della giornata mondiale dei lebbrosi, Fr. Julius ci ha chiesto di sostenere la costruzione di 5 casette, con relativi servizi igienici e un pozzo di acqua potabile.

    Chi ne ha beneficiato

    • 16 persone hanno trovato ospitalità nelle nuove casette e 500 abitanti del villaggio ora hanno accesso all’acqua potabile

    Chi ha finanziato il progetto

    • Questo progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione della Parrocchia SS. Nome di Maria, della Parrocchia Sant’Ignazio di Loyola, di Cuore Amico e di Novara Center.
  • L’istruzione trasforma la vita e offre un futuro di dignità

    L’istruzione trasforma la vita e offre un futuro di dignità

    Hatighisa è uno dei tanti villaggi che sorgono all’interno delle numerose piantagioni di tè che si incontrano nel distretto di Darjeelling. A livello paesaggistico i tea garden fanno pensare al giardino dell’Eden, ma visti con gli occhi di chi ci vive e lavora appaiono per quello che sono: un luogo di sfruttamento e da cui se ne è andata la speranza.

    La popolazione di Hatighisa è povera. I redditi familiari non garantiscono il minimo vitale, sia per i salari molto bassi, sia perché in ogni famiglia vi è solitamente solo un componente che lavora. Una paga giornaliera di 165 rupie (2 euro circa) rappresenta l’unico reddito che deve “bastare” a sfamare l’intera famiglia, oltre a far fronte alle spese per l’educazione dei bambini, per la salute e per ogni altra esigenza familiare.

    La speranza di vita ad Hatighisa è molto bassa. Si muore in giovane età. È molto facile che qualora venga a mancare la sola persona che provvede al reddito familiare, il resto della famiglia si trovi in condizioni di indigenza e di miseria, senza nessuna prospettiva per la propria sopravvivenza.

    La locale scuola primaria, la St. Vincent’s Primary School gestita dai padri gesuiti, non dispone di risorse proprie anche perché i genitori degli alunni che la frequentano non possono pagare nessuna retta scolastica in considerazione della loro precaria situazione economica. Tutte condizioni che nel passato hanno reso difficile la regolare frequenza scolastica degli alunni.

    Negli anni scorsi erano numerosi gli abbandoni scolastici spinti anche dalle difficoltà di apprendimento e dalla mancanza di minime condizioni igienico-sanitarie. Grazie però al sostegno di tanti benefattori e sponsor la vecchia scuola, malandata, umida e priva di servizi igienici, è stata bonificata e ristrutturata con interventi graduali e successivi, commisurati alle disponibilità finanziarie raccolte da SoS India.

    Un importante contributo ai lavori di ristrutturazione muraria è stato dato dall’intervento di sostenitori privati e in particolare della Fondazione Banca Nazionale del Lavoro.

    Successivamente, con il contributo della Caritas di Roma, sempre con il coordinamento di SoS India, si è riusciti a rinnovare i banchi, gli arredi e le lavagne.

    Con un successivo recente intervento, sempre sostenuto dalla Fondazione Banca Nazionale del Lavoro e da donazioni private, si sono rifatti i servizi igienici.

    Così ora, finalmente, la St. Vincent’s Primary School può offrire alle bambine e ai bambini un ambiente scolastico salubre, dotato dei servizi di base, di arredamenti e sussidi consoni alla funzione a cui è chiamata ogni scuola e favorire così la frequenza scolastica con assiduità e interesse e buoni risultati sul piano dell’apprendimento e della socializzazione.

    Padre Lawrence, il direttore della St. Vincent’s Primary School, ci ha scritto:

    – Se dicessi che la povertà è un problema non sarebbe corretto, perché la povertà non è un problema, ma una conseguenza. Per me il grave problema delle piantagioni di tè è l’analfabetismo. Quando le persone saranno istruite comprenderanno l’importanza dell’istruzione per i loro figli; solo allora potremo dire che il cambiamento è iniziato e che la speranza abita questi luoghi. L’impresa non è opera di un giorno, ma di una vita intera. Molte congregazioni religiose sono già coinvolte e impegnate nel favorire la promozione del popolo indigeno, e cercano di promuovere la dignità e il rispetto per queste persone.

    Chi ne ha beneficiato

    • 1.080 alunni di cui 730 ragazzi e 350 ragazze

    Chi ha finanziato il progetto

    • Fondazione Banca Nazionale del Lavoro, Caritas di Roma e donazioni private
  • Pozzo e acqua potabile a Gayaganga

    Pozzo e acqua potabile a Gayaganga

    La piantagione di tè di Gayaganga si trova a circa 30 chilometri dalla città di Siliguri, nel distretto di Darjeeling, nel Bengala Occidentale. È una delle più grandi piantagioni di tè dell’area di Kamala Bagan e conta una popolazione di 32.519 abitanti. La maggior parte della popolazione di Kamala Bagan appartiene a etnie native provenienti dall’India centrale insediatesi nell’area oltre 100 anni fa. Lavorano in prevalenza nella locale piantagione.

    La scuola elementare di San Pietro fu avviata nel 1931 all’ombra di grandi alberi. Successivamente fu trasferita all’interno di una grande sala della comunità. Un edificio per la scuola è stato costruito solo nel 1963. La scuola è frequentata dai figli dei lavoratori della piantagione, che guadagnano circa € 1,50 per un giorno di duro lavoro in quelli che romanticamente gli inglesi hanno chiamato tea garden e che invece sono luoghi di sfruttamento e di assenza di speranza e di futuro.

    La popolazione di Gayaganga vive in piccoli insediamenti con pochissime fonti d’acqua. Non c’era un serbatoio d’acqua per poter immagazzinare e fornire l’acqua agli abitanti del villaggio che gravitano intorno alla scuola elementare di San Pietro. La scuola aveva una piccola buona fonte d’acqua che però non era sufficiente a soddisfare le necessità dei 650 studenti. Valorizzando questa piccola fonte si è potuto provvedere, con una struttura idrica più adeguata, alle necessità di acqua potabile di tutti i bambini e abitanti dell’area. Come si sa l’acqua è la prima e indispensabile fonte di vita ed è la prima garanzia per una buona salute e igiene personale e della famiglia, soprattutto nelle attuali contingenze create da questa tragica pandemia che sta martellando l’India e in particolare le sue popolazioni più povere, e spesso dimenticate.

    Chi ne ha beneficiato

    • I 650 bambini/ragazzi della locale scuola, gli insegnanti e le circa 3.000 persone che vivono nell’area circostante alla scuola

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private
  • Perforazione di cinque pozzi nel distretto di Dhobasole

    Perforazione di cinque pozzi nel distretto di Dhobasole

    Acqua potabile per i villaggi santhal di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram

    SoS India, in collaborazione con i padri salesiani di Calcutta e per rispondere alle richieste della popolazione del distretto di Dhobasole, nel Bengala Occidentale, sta progettando di realizzare cinque pozzi con relativo serbatoio di 2.000 litri d’acqua. Saranno interessati i villaggi di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram. Ne beneficeranno 4.500 persone che potranno finalmente disporre di acqua potabile sia per il loro consumo quotidiano che per il loro bestiame.

    Dhobasole è un distretto abitato per lo più da santhal, una delle popolazioni indigene dell’India, che vivono in condizioni di grave arretratezza socio-economica e lavorativa. Dista circa 200 chilometri da Calcutta ed è ubicato in piena foresta: Nei suoi dintorni sono cresciuti oltre 75 villaggi, che a causa della penuria d’acqua hanno sviluppato una scarsa attività agricola e possono permettersi una modesta economia di sussistenza. Molti dei suoi abitanti sono lavoratori agricoli a giornata, che dipendono dai ricchi proprietari latifondisti.

    Con il diffondersi della pandemia da Covid 19, la penuria d’acqua potabile rischia di diventare una pandemia nella pandemia. Nei villaggi di cui vi parliamo non vi è acqua potabile e il suo uso in questa parte del pianeta è diventato un lusso insostenibile, Gli abitanti delle aree rurali come lo è quella del distretto di Dhobasole devono percorrere ogni giorno chilometri di strada per approvvigionarsi dell’acqua necessaria per la loro sopravvivenza e per quella degli animali. Anche il semplice gesto di lavarsi le mani è un lusso che questa gente delle piantagioni non può permettersi.

    La cattiva qualità dell’acqua è la causa dell’elevata mortalità infantile e di una scolarità molto bassa specialmente tra le bambine, che finiscono molto spesso con l’abbandonare la scuola dato che devono svolgere tanti lavori domestici come andare a prendere l’acqua alla fonte. E senza l’acqua, soprattutto in tempo di pandemia, anche le misure di prevenzione come il semplice gesto di lavarsi le mani diventano impossibili da mettere in pratica e diventano una delle cause di diffusone di nuovi contagi.

    Chi ne ha beneficiato

    • 4.500 abitanti dei villaggi di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram, distretto di Dhobasole, West Bengala

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private
  • Una cisterna d’acqua per il villaggio e la scuola di Sittong

    Una cisterna d’acqua per il villaggio e la scuola di Sittong

    Sittong è un piccolo villaggio adagiato sulle possenti montagne dell’Himalaja nel distretto di Darjeeling, nella divisione di Kurseong, a 45 chilometri dalla città di Darjeeling, nel West Bengal (India).

    Conta una popolazione di circa 3.098 abitanti, la maggior parte dei quali è occupata come bracciante nelle piantagioni di tè, mais e arance. La paga giornaliera di un euro e mezzo non è sufficiente a mantenere la famiglia.

    Appartengono in prevalenza all’etnia adivasi della tribù Lepchas, nativi delle colline di Darjeeling.

    Il villaggio di Sittong ha pochissime fonti d’acqua. Circa vent’anni or sono per promuovere la frequenza scolastica dei bambini/ragazzi è stata costruita una piccola scuola che ospita oggi circa 90 bambini dalla nursery sino alla V classe. Vicino alla scuola c’è un serbatoio d’acqua che però non ha alcun impianto di stoccaggio e per rifornirsi d’acqua la popolazione deve andare alla fonte che si trova in una zona montuosa e molto lontana.

    SoS India, con l’indispensabile sostegno dei suoi benefattori e di Novara Center, ha realizzato un grande serbatoio d’acqua per il sicuro approvvigionamento idrico del villaggio e garantire così una sufficiente e costante quantità d’acqua potabile, elemento indispensabile per la salvaguardia della salute e per un’appropriata igiene dell’intera popolazione oltre che, beninteso, dei bambini e degli insegnanti della locale scuola.

    Chi ne ha beneficiato

    • Tutto il villaggio di circa 3.100 abitanti, i 90 bambini e gli insegnanti della scuola.

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private