Categoria: Progetti realizzati

  • Agricoltura progetto di vita

    Agricoltura progetto di vita

    SoS India, i gesuiti della Provincia di Darjeeling con il sostegno di donazioni private e del Gruppo missionario della Parrocchia SS. Nome di Maria di Torino, hanno avviato l’iniziativa Agricoltura, progetto di vita. Un progetto ambizioso che ha permesso la costituzione di alcune cooperative agricole per combattere la povertà endemica a Jalpaiguri e nei villaggi di Lankapara, Dharnipur, Nowghat, Bamandaga, Bamandaga Hati Line, Gairkata Basa, Hindupara Tea, Hindupara Line, Barogharia Basti, Prabhat Tara. Si è avviata un’agricoltura sostenibile e di sussistenza che coinvolge soprattutto i giovani, le donne e i padri di famiglia. Si coltivano riso, mais, patate, legumi e ortaggi, base dell’alimentazione locale. Dopo una formazione iniziale sono state coinvolte 1.500 famiglie per un totale di 7.500 persone. A ciascuna famiglia è stato assegnato il 40% del raccolto prodotto, mentre il rimanente 60% è stato venduto e i relativi proventi investiti in nuovi progetti e nella creazione di un fondo per le necessità future. Per avviare il progetto SoS India aveva acquistato un trattore, macchine agricole e sementi per un anno ed ora l’iniziativa sembra in grado di auto-sostenersi. Si tratta di un grande progetto dedicato soprattutto alle donne che, di fatto, hanno la responsabilità della sopravvivenza dell’intera famiglia: un’importante iniziativa che va in parallelo con quella delle Piccole fattorie familiari nei villaggi di Single, Lepca Basti, Ramjhora e Lamkapara.

  • Thirana › Community Hall, Casa della comunità

    Thirana › Community Hall, Casa della comunità

    Inaugurata anche a Thirana (Diocesi di Bagdogra), come in numerosi altri villaggi dell’interno, una Community Hall, Casa della comunità, centro polivalente in cui ci si può riunire per la preghiera e il culto, per discutere delle questioni che riguardano la comunità. Luoghi di incontro, aperti a tutta la popolazione, sia cristiana che mussulmana o induista, che favoriscono l’integrazione, l’aiuto mutuo e solidale e la realizzazione di attività utili alla collettività quali corsi di recupero scolastico, di prevenzione sanitaria e primo soccorso, di addestramento al lavoro, etc., che aiutano soprattutto i giovani ad uscire dal circolo vizioso dell’ignoranza, dello sfruttamento e della sottomissione, e promuoverli verso un futuro migliore. La Casa della comunità trasforma la comunità grazie al dialogo e all’aiuto fraterno e solidale.

    Grazie a tutti i benefattori e all’aiuto ricevuto dall’Ufficio Missionario con Quaresima di fraternità 2022 della Diocesi di Torino

  • Cittadella della salute di Jesu Ashram a Matigara

    Cittadella della salute di Jesu Ashram a Matigara

    Aperto un nuovo padiglione nella cittadella della salute di Matigara. Con il sostegno di Novara Center, SoS India, in collaborazione con i gesuiti di Jesu Ashram, ha provveduto a rinnovare la sede logistico-organizzativa, cuore pulsante della cittadella, che ora ospita anche un nuovo dispensario e i servizi socio-sanitari generali. Con questo intervento la cittadella della salute, potrà ulteriormente migliorare la sua offerta di cure ai pazienti affetti da Hiv/Aids, tubercolosi, morbo di Hansen abbandonati dalle loro famiglie e esclusi dal sistema sanitario indiano. L’avvio di attività orto-floro-vivaistiche e la costruzione di alcune unità abitative riservate agli ex pazienti guariti dalla lebbra, ma impossibilitati a far ritorno in famiglia, completa l’intervento socio-sanitario integrato e globale.

  • Centri socio-educativi

    Centri socio-educativi

    In collaborazione con i gesuiti della Provincia di Darjeeling, SoS India ha avviato con il sostegno generoso di privati cittadini 15 centri educativi (Village learning centres) che accompagnano nello studio circa 620 bambini socio-culturalmente deprivati con l’obiettivo di migliorare la loro regolare frequenza scolastica, evitandone gli abbandoni. Ogni centro conta una media di 40-50 frequentanti e 2 insegnanti, impartisce 2 ore di doposcuola al giorno.

  • Costruzione di cinque casette con annesso un pozzo

    Costruzione di cinque casette con annesso un pozzo

    Dal morbo di Hansen si può guarire, ma la guarigione non elimina lo stigma delle conseguenti mutilazioni che spesso portano la famiglia ad abbandonare il malato per strada o, nel migliore dei casi, al lebbrosario.

    Negli anni, la direzione di Jesu Ashram, per accogliere queste persone aveva costruito dei piccoli rifugi di legno ormai fatiscenti. In occasione della giornata mondiale dei lebbrosi, Fr. Julius ci ha chiesto di sostenere la costruzione di 5 casette, con relativi servizi igienici e un pozzo di acqua potabile.

    Chi ne ha beneficiato

    • 16 persone hanno trovato ospitalità nelle nuove casette e 500 abitanti del villaggio ora hanno accesso all’acqua potabile

    Chi ha finanziato il progetto

    • Questo progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione della Parrocchia SS. Nome di Maria, della Parrocchia Sant’Ignazio di Loyola, di Cuore Amico e di Novara Center.
  • L’istruzione trasforma la vita e offre un futuro di dignità

    L’istruzione trasforma la vita e offre un futuro di dignità

    Hatighisa è uno dei tanti villaggi che sorgono all’interno delle numerose piantagioni di tè che si incontrano nel distretto di Darjeelling. A livello paesaggistico i tea garden fanno pensare al giardino dell’Eden, ma visti con gli occhi di chi ci vive e lavora appaiono per quello che sono: un luogo di sfruttamento e da cui se ne è andata la speranza.

    La popolazione di Hatighisa è povera. I redditi familiari non garantiscono il minimo vitale, sia per i salari molto bassi, sia perché in ogni famiglia vi è solitamente solo un componente che lavora. Una paga giornaliera di 165 rupie (2 euro circa) rappresenta l’unico reddito che deve “bastare” a sfamare l’intera famiglia, oltre a far fronte alle spese per l’educazione dei bambini, per la salute e per ogni altra esigenza familiare.

    La speranza di vita ad Hatighisa è molto bassa. Si muore in giovane età. È molto facile che qualora venga a mancare la sola persona che provvede al reddito familiare, il resto della famiglia si trovi in condizioni di indigenza e di miseria, senza nessuna prospettiva per la propria sopravvivenza.

    La locale scuola primaria, la St. Vincent’s Primary School gestita dai padri gesuiti, non dispone di risorse proprie anche perché i genitori degli alunni che la frequentano non possono pagare nessuna retta scolastica in considerazione della loro precaria situazione economica. Tutte condizioni che nel passato hanno reso difficile la regolare frequenza scolastica degli alunni.

    Negli anni scorsi erano numerosi gli abbandoni scolastici spinti anche dalle difficoltà di apprendimento e dalla mancanza di minime condizioni igienico-sanitarie. Grazie però al sostegno di tanti benefattori e sponsor la vecchia scuola, malandata, umida e priva di servizi igienici, è stata bonificata e ristrutturata con interventi graduali e successivi, commisurati alle disponibilità finanziarie raccolte da SoS India.

    Un importante contributo ai lavori di ristrutturazione muraria è stato dato dall’intervento di sostenitori privati e in particolare della Fondazione Banca Nazionale del Lavoro.

    Successivamente, con il contributo della Caritas di Roma, sempre con il coordinamento di SoS India, si è riusciti a rinnovare i banchi, gli arredi e le lavagne.

    Con un successivo recente intervento, sempre sostenuto dalla Fondazione Banca Nazionale del Lavoro e da donazioni private, si sono rifatti i servizi igienici.

    Così ora, finalmente, la St. Vincent’s Primary School può offrire alle bambine e ai bambini un ambiente scolastico salubre, dotato dei servizi di base, di arredamenti e sussidi consoni alla funzione a cui è chiamata ogni scuola e favorire così la frequenza scolastica con assiduità e interesse e buoni risultati sul piano dell’apprendimento e della socializzazione.

    Padre Lawrence, il direttore della St. Vincent’s Primary School, ci ha scritto:

    – Se dicessi che la povertà è un problema non sarebbe corretto, perché la povertà non è un problema, ma una conseguenza. Per me il grave problema delle piantagioni di tè è l’analfabetismo. Quando le persone saranno istruite comprenderanno l’importanza dell’istruzione per i loro figli; solo allora potremo dire che il cambiamento è iniziato e che la speranza abita questi luoghi. L’impresa non è opera di un giorno, ma di una vita intera. Molte congregazioni religiose sono già coinvolte e impegnate nel favorire la promozione del popolo indigeno, e cercano di promuovere la dignità e il rispetto per queste persone.

    Chi ne ha beneficiato

    • 1.080 alunni di cui 730 ragazzi e 350 ragazze

    Chi ha finanziato il progetto

    • Fondazione Banca Nazionale del Lavoro, Caritas di Roma e donazioni private
  • Pozzo e acqua potabile a Gayaganga

    Pozzo e acqua potabile a Gayaganga

    La piantagione di tè di Gayaganga si trova a circa 30 chilometri dalla città di Siliguri, nel distretto di Darjeeling, nel Bengala Occidentale. È una delle più grandi piantagioni di tè dell’area di Kamala Bagan e conta una popolazione di 32.519 abitanti. La maggior parte della popolazione di Kamala Bagan appartiene a etnie native provenienti dall’India centrale insediatesi nell’area oltre 100 anni fa. Lavorano in prevalenza nella locale piantagione.

    La scuola elementare di San Pietro fu avviata nel 1931 all’ombra di grandi alberi. Successivamente fu trasferita all’interno di una grande sala della comunità. Un edificio per la scuola è stato costruito solo nel 1963. La scuola è frequentata dai figli dei lavoratori della piantagione, che guadagnano circa € 1,50 per un giorno di duro lavoro in quelli che romanticamente gli inglesi hanno chiamato tea garden e che invece sono luoghi di sfruttamento e di assenza di speranza e di futuro.

    La popolazione di Gayaganga vive in piccoli insediamenti con pochissime fonti d’acqua. Non c’era un serbatoio d’acqua per poter immagazzinare e fornire l’acqua agli abitanti del villaggio che gravitano intorno alla scuola elementare di San Pietro. La scuola aveva una piccola buona fonte d’acqua che però non era sufficiente a soddisfare le necessità dei 650 studenti. Valorizzando questa piccola fonte si è potuto provvedere, con una struttura idrica più adeguata, alle necessità di acqua potabile di tutti i bambini e abitanti dell’area. Come si sa l’acqua è la prima e indispensabile fonte di vita ed è la prima garanzia per una buona salute e igiene personale e della famiglia, soprattutto nelle attuali contingenze create da questa tragica pandemia che sta martellando l’India e in particolare le sue popolazioni più povere, e spesso dimenticate.

    Chi ne ha beneficiato

    • I 650 bambini/ragazzi della locale scuola, gli insegnanti e le circa 3.000 persone che vivono nell’area circostante alla scuola

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private
  • Perforazione di cinque pozzi nel distretto di Dhobasole

    Perforazione di cinque pozzi nel distretto di Dhobasole

    Acqua potabile per i villaggi santhal di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram

    SoS India, in collaborazione con i padri salesiani di Calcutta e per rispondere alle richieste della popolazione del distretto di Dhobasole, nel Bengala Occidentale, sta progettando di realizzare cinque pozzi con relativo serbatoio di 2.000 litri d’acqua. Saranno interessati i villaggi di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram. Ne beneficeranno 4.500 persone che potranno finalmente disporre di acqua potabile sia per il loro consumo quotidiano che per il loro bestiame.

    Dhobasole è un distretto abitato per lo più da santhal, una delle popolazioni indigene dell’India, che vivono in condizioni di grave arretratezza socio-economica e lavorativa. Dista circa 200 chilometri da Calcutta ed è ubicato in piena foresta: Nei suoi dintorni sono cresciuti oltre 75 villaggi, che a causa della penuria d’acqua hanno sviluppato una scarsa attività agricola e possono permettersi una modesta economia di sussistenza. Molti dei suoi abitanti sono lavoratori agricoli a giornata, che dipendono dai ricchi proprietari latifondisti.

    Con il diffondersi della pandemia da Covid 19, la penuria d’acqua potabile rischia di diventare una pandemia nella pandemia. Nei villaggi di cui vi parliamo non vi è acqua potabile e il suo uso in questa parte del pianeta è diventato un lusso insostenibile, Gli abitanti delle aree rurali come lo è quella del distretto di Dhobasole devono percorrere ogni giorno chilometri di strada per approvvigionarsi dell’acqua necessaria per la loro sopravvivenza e per quella degli animali. Anche il semplice gesto di lavarsi le mani è un lusso che questa gente delle piantagioni non può permettersi.

    La cattiva qualità dell’acqua è la causa dell’elevata mortalità infantile e di una scolarità molto bassa specialmente tra le bambine, che finiscono molto spesso con l’abbandonare la scuola dato che devono svolgere tanti lavori domestici come andare a prendere l’acqua alla fonte. E senza l’acqua, soprattutto in tempo di pandemia, anche le misure di prevenzione come il semplice gesto di lavarsi le mani diventano impossibili da mettere in pratica e diventano una delle cause di diffusone di nuovi contagi.

    Chi ne ha beneficiato

    • 4.500 abitanti dei villaggi di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram, distretto di Dhobasole, West Bengala

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private
  • Una cisterna d’acqua per il villaggio e la scuola di Sittong

    Una cisterna d’acqua per il villaggio e la scuola di Sittong

    Sittong è un piccolo villaggio adagiato sulle possenti montagne dell’Himalaja nel distretto di Darjeeling, nella divisione di Kurseong, a 45 chilometri dalla città di Darjeeling, nel West Bengal (India).

    Conta una popolazione di circa 3.098 abitanti, la maggior parte dei quali è occupata come bracciante nelle piantagioni di tè, mais e arance. La paga giornaliera di un euro e mezzo non è sufficiente a mantenere la famiglia.

    Appartengono in prevalenza all’etnia adivasi della tribù Lepchas, nativi delle colline di Darjeeling.

    Il villaggio di Sittong ha pochissime fonti d’acqua. Circa vent’anni or sono per promuovere la frequenza scolastica dei bambini/ragazzi è stata costruita una piccola scuola che ospita oggi circa 90 bambini dalla nursery sino alla V classe. Vicino alla scuola c’è un serbatoio d’acqua che però non ha alcun impianto di stoccaggio e per rifornirsi d’acqua la popolazione deve andare alla fonte che si trova in una zona montuosa e molto lontana.

    SoS India, con l’indispensabile sostegno dei suoi benefattori e di Novara Center, ha realizzato un grande serbatoio d’acqua per il sicuro approvvigionamento idrico del villaggio e garantire così una sufficiente e costante quantità d’acqua potabile, elemento indispensabile per la salvaguardia della salute e per un’appropriata igiene dell’intera popolazione oltre che, beninteso, dei bambini e degli insegnanti della locale scuola.

    Chi ne ha beneficiato

    • Tutto il villaggio di circa 3.100 abitanti, i 90 bambini e gli insegnanti della scuola.

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private
  • Piccole fattorie familiari

    Piccole fattorie familiari

    Nei villaggi di Single, Lepca Basti, Ramjhora e Lamkapara

    SoS India, in collaborazione con i padri gesuiti della provincia di Darjelling e di di Jalpajguri, sta intervenendo in questo periodo di pandemia a sostegno dei villaggi, ma le misure di sollievo esterne non possono essere portate avanti a lungo. Il lockdown ha ulteriormente ridotto le misere entrate dei già sfruttati coltivatori di tè. I lavoratori emigrati nelle città, con la pandemia e la conseguente perdita del loro lavoro, sono ritornati ai villaggi ove non trovano nessuna possibilità di lavoro e nessuna risorsa per la loro sopravvivenza.

    Singla e Lepca Basti sono due villaggi sorti all’interno delle piantagioni di tè della Tukvar Valley, la regione delle colline himalayane nel distretto di Darjeeling. La valle conta una popolazione di 55.000 abitanti di etnia nepalese, di religione indù, buddista e con una forte presenza cristiana. I due villaggi di Ramjhora e Lamkapara appartengono al distretto di Jalpajguri e contano una popolazione complessiva di 10.000 abitanti.

    Sono nullatenenti e la loro economia familiare dipende totalmente dai proprietari delle piantagioni che riconosce loro una paga giornaliera di 95 rupie (circa 1 euro). Alcuni di loro integrano il salario con umili lavori saltuari nella città di Darjeeling e di Jalpajguri.

    SoS India si propone dunque di individuare 250 famiglie in grave difficoltà economica e impossibilitate ad accedere ai sostegni governativi per sostenerle e prepararle, anche attraverso una formazione specifica di alcuni mesi, alla coltivazione dei funghi e all’allevamento di animali da cortile. L’obiettivo è di migliorare la loro capacità di lavorare autonomamente e di garantirsi una indipendenza alimentare.

    Chi ne beneficia

    Il progetto si propone di aiutare le famiglie più povere nei quattro villaggi, scegliendo 250 famiglie, (circa 3000 persone) donando rispettivamente 25 polli o 1 maialino o due capre a nucleo familiare. L’obiettivo è avviare in questi villaggi una attività di allevamento in piccola scala. Questo aiuterà a migliorare il loro reddito e a garantire il sostegno alimentare alle famiglie.

    Alla fine degli otto mesi le famiglie che hanno ricevuto un maialino ne daranno uno ad un’altra famiglia. Parimenti, le famiglie che hanno ricevuto i polli daranno 10 polli ad un’altra famiglia. In questo modo il progetto potrà auto-sostenersi e ampliarsi con effetti sinergici e moltiplicatori.

    Lo stesso si cercherà di fare con le capre e altri animali di piccola taglia.

    Regalando delle capre, dei maiali, delle galline, etc. possiamo dare a tanti che stanno morendo di fame l’opportunità di sfamarsi e di avviarsi a diventare piccoli produttori e superare fame e povertà.

    Una capra produce più di 2,5 litri di latte al giorno per 300 giorni l’anno. Anche il pollame offre carne e uova, così pure il maiale… Latte, formaggio e carne possono diventare una fonte di cibo e di reddito per queste persone.

    Chi finanzia il progetto

    • Il progetto si finanzierà ricorrendo a donazioni private e alla collaborazione del gruppo missionario e del gruppo famiglia della parrocchia SS. Nome di Maria, per il distretto di distretto di Darjeeling, e della Novara Center Onlus per il distretto di Jalpajguri.

    Cosa puoi fare tu

    • Se hai piacere di dare il tuo contributo, ecco tanti piccoli interventi che potresti sostenere

    Puoi donare:

    • donando 6 euro potrai acquistare n.3 pulcinotti
    • donando 30 euro potrai acquistare una capretta
    • donando 50 euro potrai acquistare un maialino
    • donando 200 euro potrai acquistare un vitellino
    • donando 100 euro potrai contribuire ad avviare una coltivazione di funghi