Categoria: 2022

  • Perforazione di cinque pozzi nel distretto di Dhobasole

    Perforazione di cinque pozzi nel distretto di Dhobasole

    Acqua potabile per i villaggi santhal di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram

    SoS India, in collaborazione con i padri salesiani di Calcutta e per rispondere alle richieste della popolazione del distretto di Dhobasole, nel Bengala Occidentale, sta progettando di realizzare cinque pozzi con relativo serbatoio di 2.000 litri d’acqua. Saranno interessati i villaggi di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram. Ne beneficeranno 4.500 persone che potranno finalmente disporre di acqua potabile sia per il loro consumo quotidiano che per il loro bestiame.

    Dhobasole è un distretto abitato per lo più da santhal, una delle popolazioni indigene dell’India, che vivono in condizioni di grave arretratezza socio-economica e lavorativa. Dista circa 200 chilometri da Calcutta ed è ubicato in piena foresta: Nei suoi dintorni sono cresciuti oltre 75 villaggi, che a causa della penuria d’acqua hanno sviluppato una scarsa attività agricola e possono permettersi una modesta economia di sussistenza. Molti dei suoi abitanti sono lavoratori agricoli a giornata, che dipendono dai ricchi proprietari latifondisti.

    Con il diffondersi della pandemia da Covid 19, la penuria d’acqua potabile rischia di diventare una pandemia nella pandemia. Nei villaggi di cui vi parliamo non vi è acqua potabile e il suo uso in questa parte del pianeta è diventato un lusso insostenibile, Gli abitanti delle aree rurali come lo è quella del distretto di Dhobasole devono percorrere ogni giorno chilometri di strada per approvvigionarsi dell’acqua necessaria per la loro sopravvivenza e per quella degli animali. Anche il semplice gesto di lavarsi le mani è un lusso che questa gente delle piantagioni non può permettersi.

    La cattiva qualità dell’acqua è la causa dell’elevata mortalità infantile e di una scolarità molto bassa specialmente tra le bambine, che finiscono molto spesso con l’abbandonare la scuola dato che devono svolgere tanti lavori domestici come andare a prendere l’acqua alla fonte. E senza l’acqua, soprattutto in tempo di pandemia, anche le misure di prevenzione come il semplice gesto di lavarsi le mani diventano impossibili da mettere in pratica e diventano una delle cause di diffusone di nuovi contagi.

    Chi ne ha beneficiato

    • 4.500 abitanti dei villaggi di Laliput Est and Ovest, Baste, Talbandi, Mondolgram, distretto di Dhobasole, West Bengala

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private
  • Una cisterna d’acqua per il villaggio e la scuola di Sittong

    Una cisterna d’acqua per il villaggio e la scuola di Sittong

    Sittong è un piccolo villaggio adagiato sulle possenti montagne dell’Himalaja nel distretto di Darjeeling, nella divisione di Kurseong, a 45 chilometri dalla città di Darjeeling, nel West Bengal (India).

    Conta una popolazione di circa 3.098 abitanti, la maggior parte dei quali è occupata come bracciante nelle piantagioni di tè, mais e arance. La paga giornaliera di un euro e mezzo non è sufficiente a mantenere la famiglia.

    Appartengono in prevalenza all’etnia adivasi della tribù Lepchas, nativi delle colline di Darjeeling.

    Il villaggio di Sittong ha pochissime fonti d’acqua. Circa vent’anni or sono per promuovere la frequenza scolastica dei bambini/ragazzi è stata costruita una piccola scuola che ospita oggi circa 90 bambini dalla nursery sino alla V classe. Vicino alla scuola c’è un serbatoio d’acqua che però non ha alcun impianto di stoccaggio e per rifornirsi d’acqua la popolazione deve andare alla fonte che si trova in una zona montuosa e molto lontana.

    SoS India, con l’indispensabile sostegno dei suoi benefattori e di Novara Center, ha realizzato un grande serbatoio d’acqua per il sicuro approvvigionamento idrico del villaggio e garantire così una sufficiente e costante quantità d’acqua potabile, elemento indispensabile per la salvaguardia della salute e per un’appropriata igiene dell’intera popolazione oltre che, beninteso, dei bambini e degli insegnanti della locale scuola.

    Chi ne ha beneficiato

    • Tutto il villaggio di circa 3.100 abitanti, i 90 bambini e gli insegnanti della scuola.

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private
  • Una Casa della comunità nel villaggio di Titlidangi

    Una Casa della comunità nel villaggio di Titlidangi

    Speranza per le giovani generazioni adivasi del villaggio di Titlidangi

    Con il progetto, Speranza per le giovani generazioni adivasi, SoS India ha collaborato con il vescovo di Bagdogra per promuovere la formazione scolastica, professionale, socio-economica, morale e umana di tutta la comunità di Titlidangi.

    Titlidangi è un villaggio dello Stato del West Bengala, a circa 50 chilometri dalla città di Siliguri e 40 da Bagdogra. È un grande villaggio che fa punto di riferimento per 12 villaggi più piccoli.

    Molti degli abitanti vivono in capanne di fango e lavorano come operai giornalieri nelle piantagioni di tè e nelle coltivazioni di ananas. La condizione economica è misera, appena sufficiente per la loro sopravvivenza. Sono molto diffuse malattie quali la tubercolosi, la malaria e il morbo di Hansen, che si sviluppano facilmente a causa della malnutrizione e delle condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie.

    Circa il 70% degli adulti è analfabeta o semianalfabeta. I bambini cercano di frequentare le scuole governative, ma sono pochi quelli che riescono a completare gli studi.

    La situazione della donna è simile a quella di qualsiasi altro contesto povero indiano: matrimoni combinati in tenera età e celebrati contro la volonta della donna, discriminazione familiare, professionale, socio-economica, etc.

    Sono cinque gli obiettivi principali che SoS India si è proposta di raggiungere con il progetto Speranza per le giovani generazioni adivasi:

    1) sensibilizzare la popolazione a prendere consapevolezza di quanto sia importante una formazione di base e un’adeguata istruzione per combattere le povertà, non solo economiche;

    2) promuovere il mutuo-aiuto, la solidarietà e la cooperazione per la valorizzazione e l’integrazione delle risorse disponibili anche attraverso adeguati percorsi di valorizzazione della persona (Self help group) e corsi professionalizzanti rivolti in prevalenza alle donne, asse portante della famiglia e di molti settori economici;

    3) creare una cultura dei diritti e dei doveri per il superamento di ogni tipo di discriminazione, sia essa sociale, economica o di appartenenza socio-religiosa e di genere;

    4) offrire momenti di incontro che siano in grado di promuovere una maggiore consapevolezza sui problemi che toccano i villaggi quali la questione emigratoria illegale o clandestina, il traffico di esseri umani, la condizione delle giovani donne e dei bambini…;

    5) organizzare incontri formativi sulla tutela della salute e la sua prevenzione con particolare attenzione all’igiene personale e comunitaria, alle gravidanze precoci e ad alcune malattie molto diffuse quali l’Hiv/Aids e la hanseniasi.

    Per centrare tutti questi obiettivi la popolazione ha ritenuto necessario iniziare con la costruzione di una Community Hall, una Casa per la comunità.

    La Community Hall , già edificata è composta da: un grande salone, una veranda di ingresso con due grandi stanze sul retro fornite di sedie, scrivanie, panche, tavoli, armadi, macchine da cucire, computer, strumenti musicali e, in un edificio separato, delle toilette.

    Chi ne ha beneficiato

    • 2.800 persone

    Chi ha finanziato il progetto

    • La Conferenza Episcopale Italiana attingendo all‘8 per mille del gettito Irpef dei contribuenti italiani per interventi nei Paesi in via di sviluppo.