Categoria: 2021

  • Costruzione di cinque casette con annesso un pozzo

    Costruzione di cinque casette con annesso un pozzo

    Dal morbo di Hansen si può guarire, ma la guarigione non elimina lo stigma delle conseguenti mutilazioni che spesso portano la famiglia ad abbandonare il malato per strada o, nel migliore dei casi, al lebbrosario.

    Negli anni, la direzione di Jesu Ashram, per accogliere queste persone aveva costruito dei piccoli rifugi di legno ormai fatiscenti. In occasione della giornata mondiale dei lebbrosi, Fr. Julius ci ha chiesto di sostenere la costruzione di 5 casette, con relativi servizi igienici e un pozzo di acqua potabile.

    Chi ne ha beneficiato

    • 16 persone hanno trovato ospitalità nelle nuove casette e 500 abitanti del villaggio ora hanno accesso all’acqua potabile

    Chi ha finanziato il progetto

    • Questo progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione della Parrocchia SS. Nome di Maria, della Parrocchia Sant’Ignazio di Loyola, di Cuore Amico e di Novara Center.
  • L’istruzione trasforma la vita e offre un futuro di dignità

    L’istruzione trasforma la vita e offre un futuro di dignità

    Hatighisa è uno dei tanti villaggi che sorgono all’interno delle numerose piantagioni di tè che si incontrano nel distretto di Darjeelling. A livello paesaggistico i tea garden fanno pensare al giardino dell’Eden, ma visti con gli occhi di chi ci vive e lavora appaiono per quello che sono: un luogo di sfruttamento e da cui se ne è andata la speranza.

    La popolazione di Hatighisa è povera. I redditi familiari non garantiscono il minimo vitale, sia per i salari molto bassi, sia perché in ogni famiglia vi è solitamente solo un componente che lavora. Una paga giornaliera di 165 rupie (2 euro circa) rappresenta l’unico reddito che deve “bastare” a sfamare l’intera famiglia, oltre a far fronte alle spese per l’educazione dei bambini, per la salute e per ogni altra esigenza familiare.

    La speranza di vita ad Hatighisa è molto bassa. Si muore in giovane età. È molto facile che qualora venga a mancare la sola persona che provvede al reddito familiare, il resto della famiglia si trovi in condizioni di indigenza e di miseria, senza nessuna prospettiva per la propria sopravvivenza.

    La locale scuola primaria, la St. Vincent’s Primary School gestita dai padri gesuiti, non dispone di risorse proprie anche perché i genitori degli alunni che la frequentano non possono pagare nessuna retta scolastica in considerazione della loro precaria situazione economica. Tutte condizioni che nel passato hanno reso difficile la regolare frequenza scolastica degli alunni.

    Negli anni scorsi erano numerosi gli abbandoni scolastici spinti anche dalle difficoltà di apprendimento e dalla mancanza di minime condizioni igienico-sanitarie. Grazie però al sostegno di tanti benefattori e sponsor la vecchia scuola, malandata, umida e priva di servizi igienici, è stata bonificata e ristrutturata con interventi graduali e successivi, commisurati alle disponibilità finanziarie raccolte da SoS India.

    Un importante contributo ai lavori di ristrutturazione muraria è stato dato dall’intervento di sostenitori privati e in particolare della Fondazione Banca Nazionale del Lavoro.

    Successivamente, con il contributo della Caritas di Roma, sempre con il coordinamento di SoS India, si è riusciti a rinnovare i banchi, gli arredi e le lavagne.

    Con un successivo recente intervento, sempre sostenuto dalla Fondazione Banca Nazionale del Lavoro e da donazioni private, si sono rifatti i servizi igienici.

    Così ora, finalmente, la St. Vincent’s Primary School può offrire alle bambine e ai bambini un ambiente scolastico salubre, dotato dei servizi di base, di arredamenti e sussidi consoni alla funzione a cui è chiamata ogni scuola e favorire così la frequenza scolastica con assiduità e interesse e buoni risultati sul piano dell’apprendimento e della socializzazione.

    Padre Lawrence, il direttore della St. Vincent’s Primary School, ci ha scritto:

    – Se dicessi che la povertà è un problema non sarebbe corretto, perché la povertà non è un problema, ma una conseguenza. Per me il grave problema delle piantagioni di tè è l’analfabetismo. Quando le persone saranno istruite comprenderanno l’importanza dell’istruzione per i loro figli; solo allora potremo dire che il cambiamento è iniziato e che la speranza abita questi luoghi. L’impresa non è opera di un giorno, ma di una vita intera. Molte congregazioni religiose sono già coinvolte e impegnate nel favorire la promozione del popolo indigeno, e cercano di promuovere la dignità e il rispetto per queste persone.

    Chi ne ha beneficiato

    • 1.080 alunni di cui 730 ragazzi e 350 ragazze

    Chi ha finanziato il progetto

    • Fondazione Banca Nazionale del Lavoro, Caritas di Roma e donazioni private
  • Pozzo e acqua potabile a Gayaganga

    Pozzo e acqua potabile a Gayaganga

    La piantagione di tè di Gayaganga si trova a circa 30 chilometri dalla città di Siliguri, nel distretto di Darjeeling, nel Bengala Occidentale. È una delle più grandi piantagioni di tè dell’area di Kamala Bagan e conta una popolazione di 32.519 abitanti. La maggior parte della popolazione di Kamala Bagan appartiene a etnie native provenienti dall’India centrale insediatesi nell’area oltre 100 anni fa. Lavorano in prevalenza nella locale piantagione.

    La scuola elementare di San Pietro fu avviata nel 1931 all’ombra di grandi alberi. Successivamente fu trasferita all’interno di una grande sala della comunità. Un edificio per la scuola è stato costruito solo nel 1963. La scuola è frequentata dai figli dei lavoratori della piantagione, che guadagnano circa € 1,50 per un giorno di duro lavoro in quelli che romanticamente gli inglesi hanno chiamato tea garden e che invece sono luoghi di sfruttamento e di assenza di speranza e di futuro.

    La popolazione di Gayaganga vive in piccoli insediamenti con pochissime fonti d’acqua. Non c’era un serbatoio d’acqua per poter immagazzinare e fornire l’acqua agli abitanti del villaggio che gravitano intorno alla scuola elementare di San Pietro. La scuola aveva una piccola buona fonte d’acqua che però non era sufficiente a soddisfare le necessità dei 650 studenti. Valorizzando questa piccola fonte si è potuto provvedere, con una struttura idrica più adeguata, alle necessità di acqua potabile di tutti i bambini e abitanti dell’area. Come si sa l’acqua è la prima e indispensabile fonte di vita ed è la prima garanzia per una buona salute e igiene personale e della famiglia, soprattutto nelle attuali contingenze create da questa tragica pandemia che sta martellando l’India e in particolare le sue popolazioni più povere, e spesso dimenticate.

    Chi ne ha beneficiato

    • I 650 bambini/ragazzi della locale scuola, gli insegnanti e le circa 3.000 persone che vivono nell’area circostante alla scuola

    Chi ha finanziato il progetto

    • Novara Center e donazioni private